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Gibilterra

Gibilterra è un territorio d’oltremare del Regno Unito.
Precedentemente conosciuta come Calpe, una delle Colonne d’Ercole, oggi ci si riferisce colloquialmente a Gibilterra come Gib o la Rocca. Deve il suo nome a Tariq ibn Ziyad (dall’arabo طارق بن زياد, morto nel 720), conosciuto dagli spagnoli come Taric el Tuerto, il condottiero berbero che conquistò la Spagna nel nome dell’Islam. Quindi Jabal Ţāriq (جبل طارق) che significa “Monte di Tariq”.
È situata nell’Europa sud-occidentale, sulla costa meridionale della Spagna; un luogo strategico sullo stretto di Gibilterra, che collega l’Oceano Atlantico settentrionale e il Mar Mediterraneo. Fa parte dell’Unione Europea, anche se è fuori dall’unione doganale.

Storia

Preistoria
Uno scheletro di uomo di Neanderthal fu trovato nel 1848 presso la rocca, otto anni prima della scoperta del genere nella valle tedesca di Neandertal e nel 1926 ne fu trovato uno di bambino della stessa specie.

Antichità
Si sa che i Fenici sbarcarono presso la rocca verso il 950 a.C. e la chiamarono Calpe, così come fu certamente visitata dai cartaginesi che tuttavia non vi stabilirono alcuna colonia permanente. Platone si riferisce a Gibilterra come una delle Colonne d’Ercole[1] mentre l’altra sarebbe l’attuale monte Hacho, dall’altro lato dello stretto, nell’enclave di Ceuta. Non si hanno tracce di vestigia romane a Gibilterra, anche se essa fu sicuramente visitata dai romani. Dopo la caduta dell’Impero romano l’area fu visitata dai Vandali e dai Goti. I primi vi si stabilirono nel periodo dal 414 al 533, quando ne furono scacciati dai bizantini, a loro volta scacciati verso il 570 dai Visigoti.

Medioevo
Nel 711 Gibilterra fu occupata dagli arabi e dai berberi musulmani. Il condottiero Tariq ibn Ziyad, dal cui nome ha avuto origine il termine Gibilterra, fu il primo a comprenderne l’importanza strategica ai fini della conquista della Penisola iberica. Dopo la conquista della Spagna da parte degli arabi, fu eretta in Gibilterra da questi una fortezza[2]Nel 1309 Gibilterra viene strappata agli arabi dal re di Castiglia, Ferdinando IV, con l’aiuto di un contingente portoghese del re, Dionigi e della flotta aragonese del re, Giacomo II, ma nel 1333 il sultano di Granada, Muhammad IV, la rioccupò.
Nel 1349 e nel 1350 Gibilterra subì l’assedio delle forze castigliane agli ordini del re Alfonso XI ma la peste nera, che colse anche il re assediante provocandone il decesso, ne impedì la riconquista da parte cristiana, che ebbe luogo oltre un secolo dopo, nel 1462, ad opera del duca di Medina-Sidonia, come vassallo della Corona di Castiglia, ma solo nel 1501 la città venne incorporata nel dominio reale della regina Isabella di Castiglia.

Evo moderno
Nel 1552, su richiesta degli abitanti della città, il re Carlo I di Spagna inviò l’ingegnere italiano Giovanni Battista Calvi per far rinforzare le difese della città. Fu eretto un lungo bastione di difesa, ancor oggi noto con il nome di muro di Carlo V, una trincea ed un ponte levatoio Landport (Puerta de Tierra).

sir George Rooke
Nel corso della Guerra di successione spagnola, il 1° agosto 1704, al ritorno da una spedizione a Barcellona, una flotta anglo-olandese, al comando di sir George Rooke, iniziò l’assedio della città chiedendo la resa incondizionata agli assediati ed il giuramento di fedeltà all’ arciduca d’Austria Carlo, proclamato il 12 febbraio 1703 a Vienna, re di Castiglia ed Aragona. Il governatore spagnolo Diego de Salinas, rifiutò.
Nella notte fra il 3 ed 4 agosto 1.800 fanti di marina olandesi,[3] al comando del principe Giorgio di Hesse-Darmstad iniziarono l’assedio terrestre mentre la flotta inglese cannoneggiava le difese della città. Il giorno 4 agosto il governatore spagnolo si arrese al principe di Hesse-Darmstad.
Iniziò così, anche se al momento solo de facto, l’occupazione inglese di Gibilterra.

Il principe Giorgio di Hessen-Darmstadt (1669-1705)
(Fonte: Archivio nazionale di Darmstadt)
Il 5 settembre 1704 truppe francesi e spagnole, al comando del capitano generale di Andalusia, Francisco Castillo Fajardo, marchese di Villadarias, posero sotto assedio la città, difesa da una brigata di marina presto rinforzata da 400 fanti della Royal Marine, tutti al comando dell’ammiraglio inglese sir John Leake e del governatore, principe Giorgio di Hesse-Darmstadt. L’assedio si svolse con alterne vicende ma gli assedianti non riuscirono nel loro intento, anche dopo che il nuovo re di Spagna Filippo V aveva sostituito al comando delle truppe assedianti il marchese di Villadarias con il maresciallo di Francia de Tessé ed il 31 marzo 1705 l’assedio fu levato.

Il Trattato di Utrecht
Il territorio venne infine ceduto alla Gran Bretagna dalla Spagna con il Trattato di Utrecht del 1713, come parte degli accordi a conclusione della Guerra di successione spagnola.
In quel trattato, la Spagna cedeva alla Gran Bretagna “la piena e intera proprietà della città e del castello di Gibilterra, unitamente al porto, alle mura, e ai forti circostanti… per sempre, senza eccezioni o impedimenti di sorta”.
Ciò nonostante, il trattato stipulava che nessun commercio terrestre si sarebbe svolto tra Gibilterra e la Spagna, ad eccezione delle forniture di emergenza in caso Gibilterra non avesse potuto rifornirsi per mare.
Un’altra condizione della cessione era che ” … nessun permesso doveva essere dato ai Giudei o ai Mori, di risiedere o avere dimora nella detta città di Gibilterra”. Se la Gran Bretagna avesse deciso di vendere Gibilterra, alla Spagna era garantito il diritto di primo acquisto.
La Spagna tuttavia si rimangiò presto le decisioni di Utrecht e allo scoppio della guerra anglo-spagnola del 1727 il re di Spagna, Filippo V inviò un corpo d’armata di 12.000 soldati (secondo alcuni molti di più, fino a 25.000) al comando del generale Conde de la Torres,[4] che iniziò le operazioni sotto la rocca, difesa da circa 1.500 soldati inglesi, l’11 febbraio 1727.
Poiché la squadra navale inglese del Mediterraneo poteva tranquillamente mantenere i collegamenti con la fortezza assediata, gli spagnoli non riuscirono ad isolare la città. Il presidio della fortezza poté essere rafforzato con 5.000 uomini ed i rifornimenti erano garantiti dalla flotta al comando del contrammiraglio Charles Wager. Di conseguenza il 12 giugno gli spagnoli sospesero l’assedio. A quella data avevano già perso la vita circa 300 soldati inglesi e 1.500 spagnoli.
Con il trattato di Siviglia (novembre 1729) la Spagna rinunciò definitivamente, a favore della Gran Bretagna, alla sovranità su Gibilterra.

La storia contemporanea

La frontiera per entrare a Gibilterra
Nel corso della Rivoluzione Americana la Spagna, che era entrata in guerra con i francesi accanto agli indipendentisti americani, assediò nuovamente Gibilterra. L’assedio, ed il conseguente blocco, durò per tre anni, dal 1779 al 1783. Il 14 settembre 1783 gli inglesi distrussero le batterie galleggianti francesi e spagnole che assediavano la rocca e nel febbraio 1783 iniziarono le trattative preliminari di pace per cui lo stato di assedio cessò.
In un referendum del 1967, i cittadini di Gibilterra ignorarono le pressioni spagnole e votarono, con maggioranza schiacciante, a favore del mantenimento di dipendenza britannica. Ciò venne enfatizzato nel novembre 2002, quando oltre il 98% dei votanti rigettò la proposta di condivisione della sovranità tra Regno Unito e Spagna.
Quindi le forze militari attuali di Gibilterra sono l’Esercito Britannico, la Marina Reale e la Royal Air Force; la difesa è responsabilità del Regno Unito.
Ancora oggi si trovano evidenti molte tracce di una comunità genovese che si insediò a Gibilterra nel XVI secolo e che ancora nel 1700 componeva un terzo della popolazione. La fiducia riposta dagli inglesi in questa comunità è testimoniata dalla costituzione della “Guardia Genovese”, un corpo di armati che svolgeva parte dei compiti di difesa della colonia. Il dialetto di Gibilterra, “Llanito”, ha anche influenze dal ligure.

Ballando in giro per il mondo

Questo tizio è riuscito a farsi pagare per realizzare un video in cui “balla” in giro per il mondo … pazzesco!

Dentro il Tornado

Video pazzesco… un gruppo di ragazzi seguono e filmano il Tornado Goshen co del 5 Giugno 2009, riuscendo a filmarlo direttamente al suo interno. Buona visione!

Ghiacciaio Perito Moreno

Il Ghiacciaio Perito Moreno è un ghiacciaio situato nel Parco Nazionale Los Glaciares, nella parte sud-occidentale della provincia di Santa Cruz, in Argentina. È una delle più importanti attrazioni turistiche della Patagonia argentina.

La formazione di ghiaccio, che si estende per 250 km² e per 30 chilometri in lunghezza, è uno dei 48 ghiacciai alimentati dal Campo de Hielo Sur, facente parte del sistema andino, condiviso con il Cile. Questo ghiacciaio continentale è la terza riserva al mondo d’acqua dolce.

Il ghiacciaio, situato a 78 km dalla località turistica El Calafate, prende il proprio nome dall’esploratore Francisco Moreno, un pioniere che studiò la regione nel XIX secolo e giocò un ruolo di primo piano nella difesa del territorio argentino nel conflitto sorto intorno alla disputa sul confine internazionale con il Cile.

Caratteristiche del Perito Moreno

La particolarità del Perito Moreno è che è un ghiacciaio in movimento. Il fronte del Perito Moreno è formato da una lingua anteriore lunga circa 5 km che si staglia per oltre 60 m sul lago Argentin. Il movimento è dovuto all’esistenza alla base del ghiacciaio di una sorta di cuscino d’acqua che lo tiene staccato dalla roccia. A causa di tale movimento si registra un avanzamento del Ghiaccio di circa 2 metri all’anno. Quando poi il fronte del Ghiacciaio raggiunge l’altra sponda del lago Argentin forma una diga naturale che separa le due metà del lago. A causa di questo sbarramento il livello d’acqua della parte del lago chiamata Brazo Rico risale di oltre 30 metri rispetto al consueto livello del lago. Un’enorme pressione prodotta da questa massa d’acqua finisce per fare pressione ed erodere il fronte del ghiacciaio: il muro di ghiaccio si scioglie nei suoi frammenti più deboli attraverso i quali filtra l’acqua, fino a far crollare enormi blocchi con uno strepito imponente dando luogo ad un meraviglioso spettacolo osservato da migliaia di turisti ogni anno.

Particolare attrazione turistica è rappresentata ad un’altra caratteristica tipica del Perito Moreno: il “ponte di ghiaccio”. L’erosione sulla diga di ghiaccio da parte dell’acqua del lago Argentin crea un ponte di ghiaccio tra il fronte del ghiacciaio in avanzamento e la sponda del lago stesso. Attualmente ogni 2-4 anni si assiste alla rottura del ponte causata della pressione dei ghiacci in avanzamento. Il ciclo diga/rottura non è regolare e ricorre a frequenze che variano da due volte l’anno fino a meno di una volta per decennio.

Scopriamo Buenos Aires

Buenos Aires è la capitale e la maggiore città dell’Argentina con 3.034.161 abitanti (13 milioni nell’ area metropolitana). È una delle più grandi metropoli sudamericane e sede di uno dei maggiori porti del continente.

Geografia

La città di Buenos Aires sorge sulle sponde del Rio de la Plata (considerato il fiume più largo del mondo) e del Riachuelo che confluisce nel Rio de la Plata nel quartiere della Boca.

Buenos Aires non appartiene alla provincia omonima. La provincia di Buenos Aires circonda la città di Buenos Aires estendendosi per una superficie simile a quella dell’Italia. La provincia di Buenos Aires ha come capoluogo la città di La Plata. Il confine tra la capitale e la provincia è marcato dall’Avenida General Paz, una autostrada che fa da circonvallazione alla città, e dal Riachuelo.

Storia della città

La città fu fondata per la prima volta dallo spagnolo Pedro de Mendoza il 2 febbraio del 1536 col nome di Ciudad del Espíritu Santo y Puerto Santa María del Buen Ayre. La seconda e definitiva fondazione fu nel 1580 col nome di Ciudad de la Santísima Trinidad y Puerto de Nuestra Señora de los Buenos Aires: la città fu battezzata con questo nome in onore del santuario di Nostra Signora di Bonaria di Cagliari in Sardegna. Occupava un’area di 2,3 km² ed ospitava 63 abitanti.

Nel 1611 fu inaugurato il primo ospedale.

Il XIX secolo e la prima immigrazione

Nel 1801 nacque il primo giornale.

Buenos Aires cambia completamente nella seconda metà XIX secolo con l’arrivo di una massiccia immigrazione soprattutto spagnola ed italiana, ma anche tedesca, polacca, russa e mediorientale, favorita dalle condizioni economiche precarie in Europa e delle politiche del governo argentino volte a favorire l’ingresso di nuova manodopera.

L’immigrazione italiana fu la prima ad arrivare in modo massiccio. Nel 1887 gli italiani costituivano il 60,4% dell’immigrazione totale per poi ridursi percentualmente con l’aumentare della immigrazione spagnola.

La crisi economica in Argentina (con la conseguente ricerca di una cittadinanza europea), le leggi italiane sulla cittadinanza, e l’altissimo numero di argentini con antenati italiani, potrebbero fare della Grande Buenos Aires la città al mondo col maggior numero di cittadini italiani (potenzialmente un numero di italiani pari al doppio della popolazione di Roma).

Sul fronte interno la condizione di grande porto di Buenos Aires e il predominio economico corrispondente hanno provocato un periodo di scontri civili. La separazione definitiva tra la città di Buenos Aires e la provincia è avvenuta nel 1880, quando è stata dichiarata “capitale federale” della nazione, per cui gli Argentini la chiamano così.

La fine del secolo vede anche l’affermarsi della vocazione portuale di Buenos Aires col miglioramento delle infrastrutture portuali e ferroviarie. In questo periodo si forma il quartiere della Boca, abitato in massima parte da marinai genovesi immigrati. Ancora oggi gli abitanti della Boca si chiamano xeneizes, (genovesi in dialetto genovese) e la scritta xeneizes appare sulle magliette della gloriosa squadra di calcio del Boca Juniors.

Il XX Secolo e la seconda immigrazione

Il XX Secolo ha visto il consolidarsi dell’immigrazione europea che, con la seconda e la terza generazione, fa ormai parte della classe dirigente. Buenos Aires cresce con le caratteristiche di una grande metropoli ed il porto è un punto di arrivo e partenza per transatlantici carichi di persone e merci.

La seconda immigrazione, verificatasi nella seconda metà del secolo, vede arrivare sulla scena argentina persone provenienti da altri paesi del Sud America e dell’Asia. L’accoglienza sociale di queste nuove minoranze etniche è però diversa e le comunità in questione faticano ad inserirsi nel tessuto sociale argentino.

La Lituania

La Lituania, (in lituano: Lietuva), ufficialmente Repubblica di Lituania (in lituano Lietuvos Respublika) è uno stato dell’Europa (65.200 km², 3.436.561 abitanti, capitale Vilnius).

Confina a nord con la Lettonia, ad est con la Bielorussia, a sud con la Polonia e a sudovest con l’exclave russa di Kaliningrad, mentre ad ovest è bagnata dal mar Baltico.

Fonte: Ulisse - Copyright: Rai Tre - Postato in Internet da Morena Zingales

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